Il Cuore della Saggezza

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Discorso sull'Essenza della Vittoriosa Madre, la Perfezione della Saggezza

Bhagavati-Prajnaparamita-Hrdaya (sanscrito)

Il testo come lo conosco io e dalla tradizione tibetana, tratto da un commentario del Ven. Gheshe Rabten:

Così udii..

Una volta il Bhagavan dimorava con un grande numero di monaci e di Bodhisattva, sul Picco dell'Avvoltoio, vicino al paese di Rajaghra.

In quel tempo il Bhagavan era immerso in una particolare concentrazione, chiamata Visione Profonda.

Nello stesso tempo, il Bodhisattva, il Grande Essere, il Nobile Avalokitesvara, contemplava la pratica profonda della Perfezione della Saggezza.

Egli vide che i cinque costituenti psicofisici sono privi di una loro propria
(inerente) natura.

Poi, tramite il potere di Buddha, il venerabile Sāriputra si accostò al Nobile Avalokitesvara, dicendo:

Come deve procedere il figlio di un nobile lignaggio che desidera seguire la pratica della Perfezione della Saggezza ?

Il Venerabile Avalokitesvara rispose con queste parole al venerabile figlio di Saradvati:

O Sāriputra, qualsiasi figlio o figlia di un nobile lignaggio che desidera seguire la pratica della Perfezione della Saggezza dovrebbe considerare le cose nel modo seguente, egli o ella dovrebbe comprendere che i cinque costituenti psicofisici sono privi di una loro propria natura.

La forma è vacua, la vacuità è forma, la vacuità non è altro che forma e la forma non è altro che vacuità.

Allo stesso modo le sensazioni, le discriminazioni, gli elementi di formazione e la coscienza sono vacui.

Similmente, Sāriputra, tutti i fenomeni sono vacui; sono privi di caratteristiche (
inerenti); non nascono e non muoiono; sebbene non siano contaminati e non sono separati dalle contaminazioni, non diminuiscono, né crescono.

Perciò, o Sāriputra, poiché i  in termini di vacuità non esistono sensazione, né discriminazione, né elementi di formazione, né coscienza.

Né occhi, né orecchi, né naso, né lingua, né corpo, né mente; né forme visive, né suoni, né odori, né sapori, né sensazioni tattili, né oggetti della coscienza mentale; non esistono elementi visivi, né elementi mentali (o alcuno altro dei diciotto elementi) e nemmeno elementi della coscienza mentale.

Non c'è ignoranza, né estinzione dell'ignoranza (o alcun altro dei Dodici Anelli dell'Origine Interdipendente), non esiste il divenire vecchi, né la morte, né l'estinzione della vecchiaia, né della morte.

Allo stesso modo, non c'è sofferenza, né origine di tutte (le sofferenze), né il suo cessare, né il sentiero (che conduce ad esso).

Non esiste né saggezza primordiale, né realizzazioni, né mancanza di realizzazioni.

Perciò, o Sāriputra, poiché i Bodhisattva non hanno realizzazioni essi vivono basandosi sulla Perfezione della Saggezza, poiché la loro mente è libera dalle ombre della nescienza, essi sono senza paura.

Trascendono l'errore e raggiungono il punto finale: il Nirvana.

Tutti i Buddha che si manifestano nei tre tempi, si risvegliano completamente nell'illuminazione perfettamente piena, seguendo la perfezione della saggezza.

Perciò il mantra della perfezione della saggezza, il mantra della grande conoscenza, il mantra supremo, il mantra comparabile a ciò che non ha paragoni, è il manta che elimina tutte le sofferenze, non ti ingannerà, quindi conoscilo come vero.

IO proclamo il mantra della perfezione della saggezza:
TADYATA GATE GATE PARAGATE PARASAMGATE BODHI SVAHA

Ho Sāriputra, questo è il modo in cui i grandi Bodhisattva si formano nella profonda perfezione della saggezza.

Quindi il Bhagavan riemergendo dalla concentrazione, si rivolse al Nobile Avalokitesvara con queste parole:

Ben detto, ben detto, è proprio così o figlio mio! È proprio così!

Si dovrebbe coltivare la Perfezione della Saggezza proprio come tu hai detto.

Anche i Tathagata si rallegreranno di ciò!

Quando il Buddha ebbe parlato, il venerabile Sāriputra, il Nobile Bodhisattva Avalokitesvara e il suo seguito, e il mondo insieme ai suoi dei, uomini, semidei e Gandharva, si rallegrarono e molto elogiarono ciò che il Bhagavan aveva proclamato.



Spiegazione personale del testo:

Così udii..
Quello che si intende con questa frase è che la persona che sta raccontando questo fatto era presente, non dice mi hanno detto o mi hanno raccontato, ma così ho udito e perciò era lì presente, e questa persona era il monaco Ānanda, cugino di Buddha, conosciuto anche per la sua memoria prodigiosa e la capacità di ricordare ogni parola, tempo, pausa ed intonazione della parola del Buddha, durante ogni discorso o insegnamento.
Una volta il Bhagavan (attributo del Buddha 'let. il Vittorioso') dimorava con un grande numero di monaci e di Bodhisattva, sul Picco dell'Avvoltoio, vicino al paese di Rajaghra.


 Picco dell'Avvoltoio, Rajaghra
Solitamente il Bhagavan si spostava a piedi per tutto il nord dell'India, con un gran corteo di monaci e monache, semplici devoti laici ed anche i grandi esseri realizzati come Arhat e Bodhisattva.

I Bodhisattva sono esseri umani che hanno sviluppato, oltre al Sentiero della Visione°'°, la mente che aspira a liberare tutti gli esseri (senzienti**) dalle sofferenze del Samsara.
**Aventi un flusso di coscienza, Continuum Mentale.
Altri esseri, provenienti da altri mondi "come Dei, semi-Dei, Gandharva", arrivavano nell'attimo in cui questi insegnamenti venivano enunciati.
I Gandarva sono esseri paragonabili ai nostri angeli, essi sono sinceramente attratti dagli insegnamenti, ma possono anche giungere ovunque percepiscano situazioni estatiche, sentimentali o struggenti.

Gautama Buddha
In quel tempo il Bhagavan era assorto in una particolare pratica di concentrazione, chiamata Visione Profonda 'Vipaśyanā'.
La Visione Profonda, Vipaśyanā in sanscrito, è una concentrazione ed un assorbimento nella totale e completa consapevolezza del Se e dei fenomeni, e porta alla totale presenza mentale.
Solitamente, il praticante è così completamente assorto nella pratica, che non riesce a essere reattivo agli stimoli esterni, tranne per il Buddha Completamente Realizzato, o Tathagata, che grazie ai suoi poteri i Poteri di un Buddha, rimanere anche nei due stati, e nei due estremi "assorto nella vacuità ma presente e consapevole dei fenomeni ordinari" contemporaneamente.
Egli, usando altri mezzi, come l'energia trasformatrice della mente di Buddha, poteva comunque essere presente alla discussione e poteva comunque parlare o dare insegnamenti "usando il rumore del vento tra le foglie, o anche la voce e/o l'intervento di altre persone, come in questo caso specifico".

 i Dieci Poteri di un Buddha:

    Il potere di conoscere gli effetti del karma
    Il potere di conoscere i rispettivi desideri e aspirazioni degli esseri senzienti
    Il potere di conoscere i differenti temperamenti degli esseri senzienti
    Il potere di conoscere le capacità intellettive dei differenti esseri senzienti
    Il potere di conoscere le vie e gli obiettivi delle pratiche
    Il potere di conoscere tutte le pratiche di liberazione, di meditazione e di assorbimento
    Il potere di conoscere le esistenze precedenti
    Il potere di conoscere la morte e le rinascite degli esseri senzienti
    Il potere di conoscere come si realizza l'estinzione delle contaminazioni e degli attaccamenti
Nello stesso tempo, il Bodhisattva, il Grande Essere "Mahasattva", il Nobile "Arya***" Avalokitesvara, contemplava la pratica profonda della Perfezione della Saggezza.

Arya Avalokitesvara
Il Bodhisattva è un essere che ha sviluppato la mente dell'Illuminazione (Bodhi), la mente che aspira comunque a restare nel ciclo delle esistenze "non andando nel nirvana" e liberare tutti gli esseri senzienti dalle sofferenze del Samsara.
Mahasattva significa letteralmente Grande-Mente, ma significa anche Grande-Essere e non riguarda esclusivamente la sua intelligenza, ma la mente che noi intendiamo come Cuore "con la C maiuscola".
Anche il Nobile Bodhisattva Avalokitesvara, che era veramente un monumento di Saggezza e di Bodhicitta, era allo stesso tempo assorto e stava contemplando la Profonda Perfezione della Saggezza, la perfetta visione della Vacuità, della mente e dei fenomeni.
In questo caso, rispetto alla pratica della Visione Profonda "Vipaśyanā" e dove è necessario essere estremamente consapevoli di quanto ci accade intorno "anche se non ne siamo coinvolti", nella meditazione sulla Perfezione della Saggezza ci si deve completamente estraniare e trascendere la realtà consueta ed anche quella relativa.
Egli vide che i cinque costituenti psicofisici sono privi di una loro propria natura.
Egli vide chiaramente che i cinque skandha, gli aggregati o costituenti psicofisici, tutto ciò che ci rende esseri viventi senzienti, sono privi di una loro propria natura.

I cinque skandha, o componenti psico-fisici

  • Forma (Si tratta della materia che compone i nostri corpi e si organizza per renderci capaci di interagire con gli altri fenomeni.)
  • Sensazioni (Che possono essere gradevoli, sgradevoli o neutre, necessitano di porte o organi di senso.)
  • Discriminazioni (La capacità di discriminare tra due opposti, per esempio, di scegliere tra un azione giusta o una sbagliata, o semplicemente tra qualcosa di piacevole e di spiacevole.)
  • Elementi di formazione (Le capacità che ci rendono unici come esseri, le qualità/caratteristiche della nostra formazione e le nostre capacità/caratteristiche ancestrali.)
  • Coscienza (Il flusso di coscienza che ci rende esseri viventi senzienti e capaci di sentimenti, di felicità o sofferenza mentale.)
Sono vuoti, il termine usato è sūnya**, in sanscrito (pron. shunya), che significa vuoto.
Vedi anche Śūnyatā e che che è riferito proprio a questo aspetto.
**n.p. Gli indiani sono stati gli inventori dello zero nella matematica, in India lo zero si chiama ancora sūnya. per il modo antico di contare con delle pietruzze, il vuoto "sūnya" rimasto dopo aver tolto la pietruzza rappresentava lo zero.
Poi, tramite il potere del Buddha, il venerabile Sāriputra si accostò al Nobile Avalokitesvara e gli chiese:
"Come deve procedere il figlio di un nobile lignaggio che desidera seguire la pratica della Perfezione della Saggezza ?"
Śāriputra era un Arhat*°* e fu dichiarato il discepolo "più saggio", rinomato per i suoi insegnamenti sulla vacuità.
*°*Gli Arhat "Degni di Venerazione" sono esseri umani che hanno realizzato la Vacuità ed ottenuto la Liberazione Personale "Nirvana", arrivando così alla loro ultima esistenza nel Samsara "il ciclo delle esistenze condizionate".
Samsara in Buddhism
Quindi Śāriputra conosceva perfettamente la Prajnaparamita o Perfezione della Saggezza.
Egli non aveva nessun bisogno di chiedere al Nobile Avalokitesvara dei chiarimenti, tanto meno di disturbare la sua profonda concentrazione:
Qui, secondo il commentatore, entra in campo uno dei poteri miracolosi di Buddha, l'energia trasformatrice della mente di Buddha, siccome qualcuno dei presenti "tra uomini, dei, ecc.", avrà desiderato ricevere questo insegnamento, il Buddha senza parlare, o senza uscire dalla concentrazione sulla Visione Profonda, e non capisco se Avalokitesvara uscì dalla meditazione su Prajnaparamita, oppure fu il Buddha a fare parlare Avalokitesvara e rispondere a Sāriputra ed a tutto il grande seguito presente.
Il fatto che il discorso fu pronunciato da Avalokitesvara, che era molto più famoso per la sua Bodhicitta "Compassione con C maiuscola°*°*°": Mentre proprio Śāriputra, era rinomato per la profonda comprensione della Vacuità e Saggezza con la S maiuscola, sarebbe stato altamente "se non più" qualificato per spiegare la Prajnaparamita a tutta l'assemblea.
°*°*°Considerato il maggiore estremismo nella compassione, si intende che il Bodhisattva potrebbe davvero e per sempre recidere il personale ciclo delle esistenze 'il Samsara', ma decide di restarvi per aiutare tutti gli altri esseri 'senzienti**' a liberarsi.
**Aventi un flusso di coscienza, Continuum Mentale.
Tanto più che egli non sembrava impegnato in altra meditazione "come gli altri due interpreti", o almeno Ānanda, che descrive la scena, non lo dice.
Probabilmente il Bhagavan voleva far comprendere in questo modo, che gli aspetti della Saggezza, anche riguardo alla più considerata Bodhicitta "nel sentiero Mahāyāna del Buddhismo",  sono comunque fondamentali e per il praticante che aspira alla Suprema Bodhi, debbano viaggiare passo-passo**°.
**°Secondo il Vajrayana, per ottenere lo stato di Buddha bisogna accumulare meriti e saggezza, meriti grazie alla Bodhicitta e saggezza tramite la Prajnaparamita.
Ruota delle "esistenze condizionate (Samsara)"
Dobbiamo ricordare che in questo caso, il Sutra viene riportato da un testo Tibetano, dove la tradizione Buddhista "anche se in Tibet è parimenti molto antica", si ispira principalmente alla tradizione Mahāyāna, Vajrayana e Tantrayana; alla tradizione indiana dei Nagarjuna, Atisha, Padmasambhava, ecc..
Quindi, anche per il Nobile Bodhisattva, la perfetta conoscenza della Prajnaparamita doveva essere considerata fondamentale ed anche se il Bodhisattva ha sicuramente realizzato 'talvolta in vite antecedenti' la Vacuità, deve comunque conoscere molto bene il Modo, per insegnare i Metodi.

Quindi il famoso Bodhisattva, ed in quel caso, era l'oratore perfetto.

Nel mentre arrivavano alcuni esseri da altri mondi, come i Gandarva, per ascoltare il discorso:

Il Venerabile Avalokitesvara rispose con queste parole al venerabile figlio di Saradvati:
"O Sāriputra, qualsiasi figlio o figlia di nobile lignaggio che desidera seguire la pratica profonda della Perfezione della Saggezza dovrebbe considerare le cose nel modo seguente..
Qualsiasi "figlio o figlia di nobile lignaggio" anche qui la parola nobile arya non riguarda un titolo mondano, una superiorità sociale, o tanto meno una razza, ma le nobili intenzioni ed il desiderio di praticare il Dharma ed ottenere delle realizzazioni, o nel caso specifico del Bodhisattva di restare e liberare tutti gli esseri senzienti dalle catene del Samsara.
Inoltre tra i seguaci del Buddha non esisteva distinzione, vi erano sia maschi che femmine, sia che si tratti di Paria che di Re*°° sono considerati uguali, non si fa accenno neppure alla specie umana, si parla di tutti come figli e figlie, con estrema equanimità, "figlio persino l'ex feroce assassino Angulimala".

L'incontro con Angulimala
*°°Il Buddha era stato a sua volta un Principe del potente regno di Kapilavastu, oggi in Nepal e avrebbe dovuto diventare Re, ma adesso viveva da mendicante ed 'on the road'.
Egli o ella dovrebbe comprendere che i cinque costituenti psicofisici sono privi di una loro propria (inerente)* natura.
*nota, le parti tra parentesi non fanno parte del testo originale, ma sono stati aggiunti in un commentario del Ven. Gheshe Rabten e servono ad un pubblico occidentale a far capire di cosa stiamo parlando e non confondersi.
Di skandha o cinque costituenti psicofisici ne abbiamo parlato sopra, con Vacui si intende privi/vuoti di una natura propria, oppure "non esistenti di per se, ne senza cause e condizioni".
Quindi, anche in termini ordinari possiamo affermare che ogni fenomeno reale "percepito da una mente non erronea*", non esisterebbe realmente, anche solo se fosse/venisse privato di una sola sua singola parte "causa o condizione", tra le infinite cause/condizioni che costituiscono il fenomeno, tanto meno potrebbe esistere da SE "o privo di cause e condizioni precedenti, esterne e/o contingenti, o anche completamente/assolutamente differenti dal risultato**".
*Da una mente non difettosa o in preda ad allucinazioni, ecc..
**P.e. Mai può derivare da cause completamente differenti 'o completamente sconnesse' dal risultato stesso.
La forma è vacua, la vacuità è forma, la vacuità non è altro che forma e la forma non è altro che vacuità.
La "forma"*°*°, o anche la materia in fisica, è vuota, vacua è priva di caratteristiche inerenti, inoltre la stessa Vacuità è forma, con questo intende che nonostante la forma sia vacua e vuota di esistenza propria, il fenomeno continua ad esistere ed a funzionare in termini ordinari.
*°*°La "forma" dei cinque aggregati psicofisici "skandha"
Anche se "in termini di Vacuità" e nell'analisi astratta che ne fa, il figlio o figlia di nobile lignaggio, mentre sta meditando sulla Prajnaparamita; egli o ella realizza che la vera natura di tutti i fenomeni è completamente, totalmente vacua.
Mentre fuori dalla meditazione su Prajnaparamita, il fenomeno continua ancora ad esistere "in termini ordinari" ed ha funzionare.
Il fenomeno "forma" è vacuo anche nelle infinite parti e condizioni di cui è composto e più egli va a fondo della natura del fenomeno "forma", tramite la profonda meditazione sulla Perfezione della Saggezza, tanto più egli non riesce a trovare nemmeno un ombra di una qualunque sua esistenza o caratteristica inerente, e neppure può trovarne un punto di inizio; e questo vale per qualunque altro fenomeno "forma".
Inoltre le infinite cause/condizioni che producono il fenomeno "forma", che noi percepiamo come materia solida, realmente esistente e potesse esistere separatamente da sola 'sulla base della designazione, o delle caratteristiche che gli attribuiamo sulla base suoi aggregati°°' e crediamo che possa esistere perfino dalla sua parte 'inerentemente': Quindi cerchiamo di imporgli un punto di inizio, persino attribuendogli un esistenza immutabile o eterna.
°°P.E. "Ciò che viene considerato in un certo modo da una massa nesciente ed ignorante di consumatori, facendo apparire reali delle caratteristiche inesistenti in certi fenomeni; grazie a ciò si può far credere utile (causa di reale felicità o reale soddisfazione), e persino virtuoso il più vacuo consumismo, oppure il peggiore e vergognoso spreco materialistico e vacuo delle risorse naturali "mai più rinnovabili".
Come se ciò che desideriamo o respingiamo non avesse bisogno di altre cause/condizioni per esistere, avesse delle caratteristiche inerenti, solide ed immutabili, non relative all'osservatore "non dipendesse da noi dal nostro umore", o alle sue infinite parti, cause, o condizioni che compongono lo stesso fenomeno transitorio e contaminato dalla sofferenza*** 'fino dalle sue infinite parti e condizioni'.
***Impermanenza, Insostanzialità e Sofferenza del Samsara - pdf
La sofferenza dell’esistenza ciclica - Ghesce Yesce Tobten
Persino l'atomo è composto dal 99.99999999% di spazio vuoto e soltanto grazie alla velocità degli elettroni, grazie ai fotoni emessi ed all'interazione elettromagnetica che tiene insieme queste particelle atomiche, noi percepiamo ciò che in realtà vuoto, e fatto di spazio.
Inoltre si intende che ogni fenomeno ha la propria Vacuità, la Vacuità non è una caratteristica generale/comune per tutti i fenomeni "anche se va applicata universalmente ed in questo caso stiamo parlando solo del fenomeno "forma", ma la stessa cosa vale e va considerata per tutti quanti i cinque aggregati psicofisici "skandha".
I Cinque Aggregati Psicofisici - pdf
Ovvero la Vacuità di quel vaso non è la stessa cosa della Vacuità, di quel lampadario, o del corpo di questo uomo.
Poiché è lampante, anche ad un analisi grossolana, che le cause/condizioni che producono la forma di quell'oggetto o di un altro "fenomeno", sono estremamente differenti l'uno dall'altro", anche se i fenomeni sembrassero estremamente simili.
Per esempio due gemelli monozigoti, nonostante l'origine biologica sia la medesima, le differenze mentali e morali; le origini, esperienze, cause/condizioni e patrimonio karmico possono essere completamente diversi.
Inoltre ogni fenomeno ha la sua personale Vacuità, e non è possibile separarlo da questa, anche se all'osservazione ordinaria il fenomeno appare reale (dalla propria parte e senza cause e condizioni), in realtà il fenomeno ha una natura vacua ed illusoria, anche nella più minuscole e infinita concatenazione delle sue infinite cause/condizioni, atomi compresi.
Nella fisica quantistica la particella si comporta come tale (come forma) quando viene osservata, mentre, come per il gatto di Schrödinger, dove il gatto può essere sia vivo che morto o in ambedue gli stati 'dipende dall'osservatore o anche dagli scopi dell'osservatore' e la materia 'gatto vivo' se non viene osservata in termini ordinari si comporta come un onda, quindi come un "Quanto" pacchetto di energia elettromagnetica 'gatto morto'.
Quindi anche nel caso della fisica ordinaria, trascendendo la natura della materia si trova che essa è vuota di "forma", anche se adesso '2500 anni dopo' viene spiegato con altre parole. 
Adesso basta applicare i principi dell'osservazione a tutti gli altri fenomeni (anche a quelli non fisici, non chiaramente visibili, afferrabili solo con la mente o ignoti, come la coscienza che trasmigra o il funzionamento del karma) e trascendere questi aggregati, tutti quanti..
Inoltre anche gli alti 4 costituenti psicofisici "sensazioni, discriminazioni, elementi di formazione e coscienza" sono altrettanto vacui, funzionano comunque in termini ordinari, visto che prendiamo tutti quanti un corpo e soffriamo a causa di questo.
Ma questi aggregati, se osservati nella meditazione sulla Prajnaparamita e nella loro vacuità, sono "come la forma", anche se immateriali e talvolta intangibili, son comunque privi di natura propria e ugualmente creati da un infinite cause e condizioni (vuote anch'esse di esistenza propria), quindi in termini di Vacuità totalmente illusori.
Ma a noi che ce ne viene dal sapere questo?
Apparentemente niente, ma i fenomeni analizzati nella loro Vacuità durante la visione di Prajnaparamita hanno semplicemente questa natura "Vuota", non descrivibile in termini "grossolani o ordinari" ma, tale visione conduce alla Suprema Liberazione, mentre vedere soltanto i fenomeni in modo "ordinario", quindi nei consueti termini di attaccamento, repulsione ed ignoranza della loro reale natura vacua, invece no.
Allo stesso modo le sensazioni, le discriminazioni, gli elementi di formazione e la coscienza sono vacui.  
Per esempio, che l'aggregato "elementi di formazione", dipenda direttamente dal karma accumulato nelle vite precedenti è facilmente accettabile, come comprensibile da colui che analizza l'infinita concatenazione di cause/condizioni, tramite la profonda Perfezione della Saggezza. 
Magari potremo capirlo anche noi, se per esempio analizzassimo il fatto, di non poter mai trovare un unica causa, o condizione scatenante, o condizione iniziale, per delle qualità innate in un intelletto umano, come quello di Leonardo da Vinci, o di Michelangelo.
Senza tirare in ballo sempre e solo il DNA, visto che i genitori non erano sicuramente dei geni, o che, se dipendesse solo e tutto da questo DNA, questo 99,9% ed oltre di similitudine con il DNA degli scimpanzé, non farebbe talvolta, nascere anche degli scimpanzé geni, mentre nella filosofia del Buddha il DNA potrebbe spiegare soltanto, ed in parte, l'anello "nome e forma" tra i Dodici Anelli dell'Origine Interdipendente.
Similmente, Sāriputra, tutti i fenomeni sono vacui; sono privi di caratteristiche (inerenti), non nascono e non muoiono; sebbene non siano contaminati e non sono separati dalle contaminazioni. non diminuiscono, né crescono.
Similmente agli skandha o cinque costituenti psicofisici, anche tutti gli altri fenomeni "intesi sia i fenomeni detti corpo, che quelli detti mente", ovvero tutti i fenomeni *validi o percepiti validamente da corpo e mente, sono vacui, comunque con le solite indicazioni e caratteristiche personali spiegate precedentemente.
*Importante, non devono essere mai inclusi i fenomeni illusori, o percepiti da sensi difettosi, per esempio il trucco di un illusionista, o allucinazioni dovute ad una malattia.
Di per se non nascono o muoiono, come un seme non germoglia senza cause/condizioni scatenanti, non sono separati dalle loro cause ma nemmeno uniti, neppure diminuiscono o crescono realmente "o univocamente dalla propria parte".
Rappresentazione della Prajnaparamita
Perciò Sāriputra, in termini di Vacuità non esistono sensazione, né discriminazione, né elementi di formazione, né coscienza.
Perciò, quando il figlio di nobile lignaggio è immerso nella concentrazione su la profonda Perfezione della Saggezza, percepisce tutti questi skandha e fenomeni descritti come vacui, comprendendo che "sebbene non siano contaminati e non sono separati dalle contaminazioni, non diminuiscono, né crescono".
Come se osservassimo un cambiamento radicale di stato di un fenomeno, ma ci rendessimo conto che, in realtà e in termini di Vacuità, non sia successo proprio niente.
Come se la "realtà ultima" attraversasse gli aggregati psico-fisici come le onde nell'esperimento della doppia fenditura.
Allo stesso modo, anche se vediamo gli stessi fenomeni ordinari, in termini di semplice vacuità grossolana e materialistica "come atomi e particelle", subito dopo proveremo molto meno attaccamento o repulsione per alcuni oggetti o i fenomeni osservati sotto questa luce.
Figuriamoci dopo una profonda analisi della loro realtà ultima, la loro natura vuota, mediante la pratica della profonda Prajnaparamita o Perfezione della Saggezza.
Né occhi, né orecchi, né naso, né lingua, né corpo, né mente, né forme visive, né suoni, né odori, né sapori, né sensazioni tattili, né oggetti della coscienza mentale; non esistono elementi visivi, né elementi mentali (o alcuno altro dei diciotto elementi) e nemmeno elementi della coscienza mentale.
Neppure i diciotto elementi sensoriali sono realmente esistenti nella Vacuità e questi elementi, i 5 sensi più la mente, le 6 porte, e le 6 coscienze, coscienza visiva, tattile, ecc., fino alla coscienza mentale sono Vuoti.
Quindi, neppure il meditatore concentrato nella profonda Prajnaparamita, può percepire il mondo esterno attraverso i sensi.
E comunque risulta difficile da comprendere, per chiunque non abbia mai meditato seriamente, cosa siano la coscienza mentale, la porta sensoriale mente "elementi della coscienza mentale", o gli oggetti della coscienza mentale.
Chiunque consideri il cervello in maniera nichilista, come l'unica e sola mente, una mente materiale fatta solo di cellule e connessioni biochimiche, non potrà mai comprendere il significato di questo passo; ma se egli osservasse per pochi attimi la coscienza "ancestrale" e da dove sorgono i cosiddetti sentimenti.
Se egli si sentisse sinceramente in preda al sentimento di disperazione, o di vergogna, o provasse tenerezza, o un altra emozione sincera ed inconscia, si sentirebbe stingere al petto, non certamente scoppiare il cervello e qui stiamo parlando di mente come "pura cognizione", priva di intellettualizzazione e di concettualizzazione.
Non c'è ignoranza, né estinzione dell'ignoranza (o alcun altro dei Dodici Anelli dell'Origine Interdipendente), non esiste il divenire vecchi, né la morte, né l'estinzione della vecchiaia, né della morte.


I Dodici Anelli dell'Origine Interdipendente "Nidana"

O Coproduzione condizionata sono vacui di natura e quindi possono essere recisi*, sconfiggendo quindi la vecchiaia e la morte.
*Da una mente che realizza la Vacuità.
I Dodici Anelli dell'Origine Interdipendente dall'iconografia tibetana
I primi tre Anelli sono quelli del Karma proiettante "il seme dell'esistenza", principalmente l'ignoranza è la causa scatenante.

I quattro che seguono, sono gli effetti di ciò che è stato creato dal Karma proiettante e che ci fanno rinascere come uomini, o altri esseri.
 

I dodici Anelli

Aspetto, cause ed effetti

Tempi

1. Ignoranza 2. Formazioni karmiche 3. Coscienza Cause: Le cause che proiettano Passato Anelli 1 - 2 - 3
4. Nome e forma 5. Sorgenti sensoriali 6. Contatto 7. Sensazione Effetti: Effetti di ciò che è stato proiettato
8. Attaccamento (brama) 9. Bramosia (afferrarsi) 10. Divenire (essere) Cause: Le cause che completano Presente Anelli 8 - 9 - 10
11. Rinascita 12. Vecchiaia e morte Effetti: Di ciò che è stato completato Futuro Anelli 4 - 5 - 6 - 7 - 11 - 12
I successivi Anelli sono le cause che completano il divenire e sono un poco come terra, acqua e concime per il seme.
Gli ultimi sono i risultati completi delle cause "la pianta", l'esistenza stessa; dalla nascita, all'invecchiamento e successivamente alla morte.
Quindi il ciclo si ripete all'infinito o fino alla liberazione (Nirvana).
Similmente, non c'è sofferenza, né origine di tutte le sofferenze, né il suo cessare, né il sentiero che conduce ad esso.
Qui il Buddha, tramite il Nobile Avalokitesvara, sembra quasi mettere in dubbio le basi stesse, della sua filosofia, ovvero "Le Quattro Nobili Verità", forse anche per questo il discorso viene pronunciato da Avalokitesvara e non direttamente dal Buddha.
Ma quello che si intende dire, è che quando viene realizzata la Vacuità, tramite la pratica della profonda Prajnaparamita, il sentiero dell'accumulazione è praticamente concluso per quello della visione, ed entrando nel sentiero della meditazione, persino le Quattro Nobili Verità vengono percepite come Vacue, persino la Vacuità stessa diviene vuota a sua volta, ed il Bodhisattva inizia ad accumulare meriti continuamente, anche quando dorme o è incosciente
Come per dire, va bene tutta questa filosofia, serve all'essere ordinario, all'individuo straordinario non serve neppure più..

Le Quattro Nobili Verità (Arya Satyani)

La verità della sofferenza Finché avremo un corpo dovremo subire le conseguenze di nascita, vecchiaia, malattia e morte: Subiremo tutte le sofferenze derivanti dall'avere un corpo sensibile e quello che deriva dalle rinascite sfortunate
La verità della causa della sofferenza Finché prenderemo un corpo creeremo una grande quantità di azioni non virtuose, subiremo i frutti karmici di tali azioni, saremo trasportati da queste in stati di sofferenza ed inoltre gli altri soffriranno per causa nostra
La verità della cessazione della sofferenza Raggiungendo la liberazione dal ciclo delle esistenze (Nirvana), non saremo più costretti a subire le sofferenze del (Samsara) non creeremo più le cause per la nostra e l'altrui sofferenza: Quello che già, molti esseri fortunati hanno ottenuto lo stato di (Arhat) e Buddha.
Anche un atteggiamento più virtuoso potrà evitarci innumerevoli sofferenze e farci ottenere una futura rinascita fortunata
La verità del sentiero che porta alla cessazione della sofferenza Questo riguarda la fiducia nel sentiero (Dharma) che porta alla cessazione del ciclo delle Rinascite, alle qualità di questo sentiero, deducibile dalla tradizione consolidata dei Dharma ancora praticati da innumerevoli persone nell'Induismo, e Buddhismo, dai risultati ottenuti da Santi e mistici; dalla qualità degli insegnamenti, dalla quantità di testi ritenuti autentici, validi, non discordanti, ecc.
Ma è chiaro che il Buddha non stia parlando per assoluti, perché per la mente ordinaria, tutti questi fenomeni esistono realmente e tutti ne subiamo le conseguenze quotidianamente, ma per chi realizza la profonda Perfezione della Saggezza, questi fenomeni fondamentali sono vacui e non ne deve più subire le conseguenze, ottenendo così il Nirvana e per il Bodhisattva lo stato di Buddha.
Mentre anche i Nobili Bodhisattva, nonostante rinascano, lo fanno per propria libera scelta "di reincarnazione volontaria", avendo comunque realizzato la Vacuità Śūnyatā tramite la pratica della Perfezione della Saggezza Prajnaparamita.
Non esiste né saggezza primordiale, né realizzazioni e neppure mancanza di realizzazioni.
Perciò, o Sāriputra poiché i Bodhisattva non hanno realizzazioni, essi vivono basandosi sulla Perfezione della Saggezza, poiché la loro mente è libera dalle ombre della nescienza°, essi sono senza paura.
°ignoranza, inconsapevolezza, il contrario di onniscienza
Trascendono l'errore e raggiungono il punto finale, il Nirvana.
E' chiaro che tutte queste cose hanno significato in termini ordinari, per chi realizza la Vacuità, tutto questo perde significato, trascendono l'errore, trascendendo le qualità che gli esseri ordinari attribuiscono al Samsara, fino a negare la reale esistenza della Vacuità stessa, e raggiungendo il punto finale, il sentiero del non più apprendimento, il Nirvana Supremo, lo stato di Buddha Tathagata.
Tutti i Buddha che si manifestano nei tre tempi**, si risvegliano completamente nell'illuminazione perfettamente piena, seguendo la Perfezione della Saggezza.
**Probabilmente si intende dire anche che, i Tathagata "andati completamente al di là" ormai non subiscono neppure i vincoli del tempo "del nostro passato, presente e futuro".
Perciò il mantra della Perfezione della Saggezza, il mantra della grande conoscenza, il mantra supremo, il mantra comparabile a ciò che non ha paragoni, è il manta che elimina tutte le sofferenze, non ti ingannerà, quindi conoscilo come vero.
Tutti i Buddha "del passato, presente e futuro" si sono risvegliati nella Suprema Illuminazione grazie alla "Perfezione della Saggezza Prajnaparamita", quindi il valore di questo discorso sull'Essenza della Vittoriosa Madre, la Perfezione della Saggezza ed il mantra che viene proclamato adesso, hanno ambedue un valore incommensurabile e vanno riconosciuti come veri "autentico il mantra e l'autentico insegnamento di Buddha", come le realizzazioni che si otterranno da questi.
IO proclamo il mantra della perfezione della saggezza:
TADYATA GATE GATE PARAGATE PARASAMGATE BODHI SVAHA




Mantra della Prajnaparamita
Il Significato del mantra più ho meno è questo: TADYATA (Così, in questo modo) - GATE GATE (Andato Andato) - PARAGATE (Completamente Andato) - PARASAMGATE (Completamente Andato Oltre "o al di là") - BODHI SVAHA (Così ha) raggiunto la (Bodhi "Suprema").

TADYATA O TADYATHA (In questo modo) I due GATE 'pron. Gaté', rappresentano i due sentieri mondani, dei praticanti il sentiero inferiore, il sentiero dell'accumulazione, ed il sentiero della preparazione 'e perfezionamento delle qualità'.


Il PARAGATE, rappresenta il sentiero ultramondano intermedio degli Arhat.
PARASAMGATE, rappresenta il sentiero ultramondano superiore dei Bodhisattva. BODHI SVAHA, così ha raggiungimento del punto finale, la Bodhi Suprema dei Tathagata

Quindi questo mantra e la Prajnaparamita serviranno in ogni stadio del sentiero, fino al raggiungimento della Suprema Bodhi "Illuminazione Suprema e Completa".

Serve al praticante inferiore per accumulare meriti e saggezza. Serve al medio per ottenere la Liberazione del Nirvana, serve al Bodhisattva per ottenere lo stato di Buddha.

Ho Sāriputra, questo è il modo in cui i grandi Bodhisattva si formano nella profonda Perfezione della Saggezza.

Quindi il Bhagavan riemergendo dalla concentrazione, si rivolse al Nobile Avalokitesvara con queste parole:
"Ben detto, ben detto, è proprio così o figlio mio! È proprio così!
Si dovrebbe coltivare la Perfezione della Saggezza proprio come tu hai detto.
Anche i Tathagata si rallegreranno di ciò!"
Quindi il Buddha, è chiaramente soddisfatto di quello che ha pronunciato Avalokitesvara, ripetendo per due volte "ben detto" e "è proprio così" in questo modo attesta e certifica l'assoluta verità e giustezza delle parole pronunciate, e del loro significato di fronte a tutta l'assemblea.
Affermando anche che, persino i Supremi Buddha "di tutti i tempi" saranno felici di questa enunciazione.
Quando il Buddha ebbe parlato, il venerabile Sāriputra, il Nobile Bodhisattva Avalokitesvara e il suo seguito, ed il mondo insieme ai suoi dei, uomini, semidei e Gandarva, si rallegrarono e molto elogiarono ciò che il Bhagavan aveva proclamato.
Quindi, quando il Buddha ebbe dette queste parole, anche il Nobile Bodhisattva Avalokitesvara usci dalla concentrazione ed insieme al resto del mondo, si rallegrò ed elogiò il Bhagavan.
***N.p.è necessario fare sempre una premessa quando si usa la parola arya, dopo l'uso che ne è stato fatto durante il nazismo. il termine Arya, "al maiuscolo, come tradotto in questo testo" significa soltanto Nobile, di grande valore, morale, religioso, o anche storico. La parola Arya non riguarda mai, o quasi mai un popolo, tanto meno una razza..!"

Link

Fonetica:

Ascolta il mantra del Sutra del Cuore Centro Lama Gangcheng


Alcuni testi a riguardo:

Spiegazione su la differenze nel Mantra Sanscrito, rispetto alla versione in Tibetano

Il Mantra scritto in caratteri Tibetani
Qui, al centro del loto c'è la lettera AH, che rappresenta l'essenza della Prajnaparamita. 
Quindi il Mantra può essere pronunciato in più modi, secondo tradizione, o in qualunque modo modo voi lo abbiate appreso, anche in questo.


Versione tibetana con OM aggiunto (forse successivo, ma altrettanto valido).
TADYATA OM GATE GATE PARAGATE PARASAMGATE BODHI SVAHA


Il Mantra scritto in caratteri devanagari (in base al testo sanscrito del Sutra)
OM GATE GATE PARAGATE PARASAMGATE BODHI SVAHA


"Al centro, in corrispondenza del pericarpo, è sistemata la sillaba OM, che non è parte essenziale del mantra, ma un’aggiunta facoltativa ed estranea"solo una piccola parte dei manoscritti, e generalmente quelli tardi, la riportano".
Il testo, inizia col petalo posto in alto, verso destra.
Questa spiegazione è tratta da: Il Sutra del Cuore - Centro Yoga Dalmine PDF"

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