Proposta Legalizzazione di Civati ed Altri Parlamentari PD

(Norme in materia di legalizzazione della cannabis indica e derivati)

Proposta di legge d’iniziativa dei deputati Giuseppe Civati, Veronica Tentori, Maria Grazia Rocchi, Paolo Gandolfi, Davide Mattiello, Giuseppe Guerini, Luca Pastorino 

ed osservazioni dell'Avv. Carlo Alberto Zaina

La Proposta di Legge: 


Art. 1
1. In deroga a quanto previsto dai titoli III, IV, V e VI del testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, e successive modificazioni, la coltivazione a fini di commercio, l’acquisto, la produzione e la vendita di cannabis indica e di prodotti da essa derivati sono soggetti ad autorizzazione.

2. Con decreto del Presidente della Repubblica, da emanare entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, previa deliberazione del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dell’economia e delle finanze, di concerto con il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, sentite le Commissioni parlamentari competenti e le regioni, sono disciplinati i presupposti per il rilascio e per la revoca delle autorizzazioni, il loro numero e i controlli conseguenti, le caratteristiche dei prodotti destinati alla vendita al dettaglio, la tipologia degli esercizi autorizzati alla vendita e la loro distribuzione sul territorio, nonché i locali pubblici in cui è consentito il consumo delle sostanze. Il quantitativo massimo acquistabile in unica soluzione da un singolo soggetto è di cinque grammi.

3. Sulle confezioni destinate alla vendita al minuto deve essere specificato il livello di principio attivo (THC) presente nella sostanza, la provenienza geografica della stessa e l’avvertimento che il fumo produce effetti negativi per la salute.

4. È vietata la vendita di cannabis indica e dei prodotti da essa derivati ai minori di anni diciotto.

Art. 2
1. Chiunque, munito delle autorizzazioni prescritte per la vendita di cannabis indica o di prodotti da essa derivati, vıola il divieto di cui all’articolo 1, comma 4, ovvero consente che nel suo locale minori di anni diciotto consumino le sostanze anzidette, è punito con la pena della reclusione da uno a quattro anni e con la multa da 2.582 euro a 25.823 euro.

2. La condanna di cui al comma 1 comporta la revoca delle autorizzazioni di cui all’articolo 1.

Art. 3
1. Al di fuori delle autorizzazioni di cui all’articolo 1, la coltivazione, l’acquisto, la produzione, la vendita e la cessione di cannabis indica e di prodotti da essa derivati sono puniti ai sensi dell’articolo 73 del citato testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, e successive modificazioni.

Art. 4
1. È fatto divieto di propaganda pubblicitaria diretta o indiretta della cannabis indica e dei prodotti da essa derivati. In caso di violazione del divieto di cui al presente comma, al responsabile si applica la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da 5.165 euro a 25.823 euro.
2. Non costituiscono propaganda le opere dell’ingegno non destinate alla pubblicità che rimangono disciplinate dalla legge 22 aprile 1941, n. 633.

Art. 5
1. Entro il mese di marzo di ogni anno, a decorrere dall’anno successivo a quello di entrata in vigore della presente legge, il Presidente del Consiglio dei ministri presenta al Parlamento una relazione sullo stato di attuazione della legge medesima e sui suoi effetti, con particolare riferimento:

a) all’andamento delle vendite al minuto di prodotti derivati dalla cannabis indica nelle singole regioni con particolare riguardo alle realtà metropolitane;
b) alle fasce di età dei consumatori;
c) al rapporto fra l’uso di cannabis indica e di suoi derivati e il consumo di alcoolici e di sostanze stupefacenti o psicotrope;
d) agli effetti per la salute rilevati in conseguenza del consumo di cannabis indica e di prodotti da essa derivati, nonché ai risultati delle campagne informative e di prevenzione promosse ai sensi del titolo IX del testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, e successive modificazioni;
e) agli accordi conclusi dal Governo italiano con i Paesi che producono cannabis indica e all’incidenza di essi sull’economia di tali Stati;
f) all’eventuale persistenza del mercato clandestino delle sostanze disciplinate dalla presente legge e alle relative caratteristiche.

Art. 6
(Modifiche all'articolo 73 del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309).

1. All'articolo 73 del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al comma 1 è aggiunto, in fine, il seguente periodo: «Tuttavia, se le attività illecite hanno ad oggetto le sostanze di cui all'articolo 14, comma 1, lettera a), numero 6), si applica la pena della reclusione da uno a tre anni e la multa fino a 20.000 euro»;
b) dopo il comma 3 è inserito il seguente:
«3-bis. Non sono punibili la coltivazione per uso personale di cannabis indica e la cessione a terzi di piccoli quantitativi destinati al consumo immediato, salvo che il destinatario sia un minore di anni diciotto».

Art. 7
(Modifiche in tema di sanzioni amministrative).

1. All'alinea del comma 1 dell’articolo 75 del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, e successive modificazioni, dopo la parola:
«acquista,» è inserita la seguente: «coltiva,» e dopo le parole: «detiene sostanze stupefacenti o psicotrope» sono inserite le seguenti: «diverse da quelle di cui all’articolo 14, comma 1, lettera a), numero 6)».

Art. 8
1. La presente legge non comporta nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica
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Considerazioni articolo per articolo


Art. 1

1. In deroga a quanto previsto dai titoli III, IV, V e VI del testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, e successive modificazioni, la coltivazione a fini di commercio, l’acquisto, la produzione e la vendita di cannabis indica e di prodotti da essa derivati sono soggetti ad autorizzazione.

2. Con decreto del Presidente della Repubblica, da emanare entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, previa deliberazione del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dell’economia e delle finanze, di concerto con il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, sentite le Commissioni parlamentari competenti e le regioni, sono disciplinati i presupposti per il rilascio e per la revoca delle autorizzazioni, il loro numero e i controlli conseguenti, le caratteristiche dei prodotti destinati alla vendita al dettaglio, la tipologia degli esercizi autorizzati alla vendita e la loro distribuzione sul territorio, nonché i locali pubblici in cui è consentito il consumo delle sostanze. Il quantitativo massimo acquistabile in unica soluzione da un singolo soggetto è di cinque grammi.


3. Sulle confezioni destinate alla vendita al minuto deve essere specificato il livello di principio attivo (THC) presente nella sostanza, la provenienza geografica della stessa e l’avvertimento che il fumo produce effetti negativi per la salute.


4. È vietata la vendita di cannabis indica e dei prodotti da essa derivati ai minori di anni diciotto.

 Questo articolo riguarda i cambiamenti ai (Titoli III, IV, V e VI) al decreto del Presidente della Repubblica n. 309, del 9 ottobre 1990.
In questo articolo si cerca di regolamentare la produzione e la vendita di cannabis a scopi commerciali:
"sono disciplinati i presupposti per il rilascio e per la revoca delle autorizzazioni, il loro numero e i controlli conseguenti, le caratteristiche dei prodotti destinati alla vendita al dettaglio, la tipologia degli esercizi autorizzati alla vendita e la loro distribuzione sul territorio, nonché i locali pubblici in cui è consentito il consumo delle sostanze. Il quantitativo massimo acquistabile in unica soluzione da un singolo soggetto.."
L'avvocato fa queste considerazioni, a riguardo:
"A) E’ molto interessante ed importante che la norma si indirizzi al governo di tutto quel ciclo che va dalla produzione naturale alla commercializzazione ufficiale di prodotti della coltivazione di piante di cannabis.
Si viene, così a prevedere un doppio binario normativo.
Esso prevede, a fianco della depenalizzazione della coltivazione domestica ad uso personale – cui fa riferimento il successivo art. 6 –, la legalizzazione della diffusione, con modalità di commercio lecito e controllato, dei prodotti che a tale scopo vengano prodotti tramite una coltivazione imprenditoriale.
L’autorizzazione per i privati pare costituire un naturale accorgimento, per garantire una deroga a principi di carattere monopolistico, aprendo, così il mercato della coltivazione e commercializzazione a tutti i privati."
Quindi che esista una netta divisione tra la cannabis coltivata a scopi commerciali "per la vendita nei locali autorizzati" e quella prodotta dai singoli utenti e per il solo consumo personale, la cessione gratuita di piccole quantità destinate al consumo immediato "consumo di gruppo", la depenalizzazione di questa produzione privata e limitata "art 6".
Consentire che non vi sia un unica legislazione a riguardo, o un unico sistema sanzionatorio:
(Stesso binario per sanzioni di chi produce illegalmente molte piante ed a scopo commerciale, o chi lo fa limitatamente "3-5 piante" per la produzione in proprio.)
Oppure che non si crei un unico monopolio "statale", ma permettendo la commercializzazione autorizzata da parte dei privati.
"così a prevedere un doppio binario normativo"
Ricordo che il giro di affari prevedibile supera i 15 miliardi di euro ed un incasso stimabile per l'erario di oltre 6 miliardi "superando l'incasso dell'ICI di Monti"

"L'erario olandese guadagna 500 milioni di euro all'anno, grazie alla vendita della cannabis e ai Caffee-Shop, per una popolazione che è un decimo di quella italiana "l'Olanda ha 6 milioni di abitanti, rispetto ai 62 milioni dell'Italia".
E' stato calcolato da OEDT che, le persone, utilizzatori di cannabis in Italia "almeno una volta all'anno",  sono all'incirca 14 milioni, considerando anche i turisti europei ed americani "che sono almeno 10/15 volte quelli che visitano l'Olanda":
Il guadagno per l'erario, grazie ai Caffee-Shop "se questi fossero legali anche in Italia", supererebbe i 6 miliardi all'anno (superando l'ICI incassata dal governo Monti nel 2012.) "senza considerare la vendita dei farmaci cannabinoli, dell'olio di canapa, dei prodotti cosmetici ed altri legati alla coltivazione della cannabis", per un giro di affari totale di oltre 15 miliardi."
"B) Va, altresì, condivisa – a mio parere – la previsione che tutti i passaggi della sequenza commerciale, che porta all’acquirente finale (descritti al comma 1 dell’art. 1), siano sottoposti ad una forma di autorizzazione amministrativa, atteso lo scopo imprenditoriale (e di lucro) di tali attività.
C) Non altrettanto chiara, però, è l’indicazione delle condotte che si assumono come legalizzate, attraverso il rilascio dell’autorizzazione all’attività imprenditoriale-commerciale.
Se, infatti, non suscitano problemi interpretativi locuzione del tipo “…la coltivazione ai fini di commercio…” e ”.. la vendita di cannabis indica o di prodotti da essa derivati…”, non mi pare, invece, sufficientemente e minimamente preciso il riferimento sia all’acquisto che alla produzione.
In relazione all’acquisto, infatti, si deve certamente escludere – sul piano logico - che ci si riferisca all’utente finale, che non necessita certa di autorizzazioni di sorta.
Non si comprende, però, se con il termine acquisto si identifichi la sola assunzione – da parte del commerciante - del prodotto ceduto dal coltivatore, o quale altro  passaggio.
E’ necessario, poi, comprendere esattamente il significato del termine produzione.
Esso, infatti, a propria volta, nella fattispecie, potrebbe costituire un’inutile duplicazione del più specifico termine “coltivazione”, a meno che, non si intenda, con tale accezione, però, estendere la legalizzazione anche riguardo a prodotti derivati da elaborazioni chimiche di cannabinoidi (situazione che susciterebbe certamente perplessità perché assolutamente differente dalla coltivazione)."
Qui, l'avvocato auspica una seria previsione di tutti i passaggi che portano alla commercializzazione "dalla coltivazione alla vendita" e prevedendo le conseguenze legali dell'uso errato dei termini, come utilizzare la parola produzione invece di coltivazione:
Produzione potrebbe sottintendere anche altri prodotti, come profumatori "detti smart-drug" o delle molecole sintetiche "cannabis sintetica, o pillole di THC Marinol", che vanno considerate separatamente, in quanto sono molto più dannosi, rispetto alla comune cannabis naturale, o alla sua resina lavorata "hashish".
"La stessa circoscrizione delle previsioni normative alla sola cannabis indica pare incomprensibile.
Al di là delle  varie terminologie che si sono susseguite nel tempo (ad esempio nel 1924 il botanico sovietico Janichewsky classificò tre diverse specie: la Cannabis sativa che era rappresentata da una specie alta, poco ramificata e con portamento spiccatamente piramidale; la Cannabis indica con un portamento più contenuto e cespugliosa e la Cannabis ruderalis molto contenuta di volume non più alta infatti di 50 cm e senza rami. Nel 1976 i canadesi Small e Cronquist hanno ripreso l'originale classificazione di Linneo individuando una sola specie, la Cannabis sativa L. divisa però in due sottospecie: la Cannabis  sativa  e la Cannabis indica che si differenziano tra loro per la qualità e la quantità di cannabinoidi (soprattutto THC) presenti che vengono prodotti dalle ghiandole dei peli sotto forma di latice che costituisce quindi un carattere tassonomico)1, si deve accogliere la differenziazione sostanziale in due categorie INDICA e SATIVA, laddove addirittura non si intenda aderire all’orientamento espresso nel 2002 da Clarke e Watson, i quali individuano una sola specie, la C. sativa con diverse varietà, in particolare quelle usate per la produzione di hashish e marijuana, che andrebbero raggruppate nella specie C.  indica.
Dunque si deve parlare solamente di cannabis."
Anche il termine "cannabis indica" non rispecchia la realtà, generalmente viene usata per descrivere le piante di canapa ad alto contenuto di principio attivo THC, ma la distinzione non è esatta "anzi è totalmente sbagliata".
Per marijuana si intende generalmente la cannabis sativa "tranne per alcuni ibridi tra sativa ed indica", la cannabis indica "ganja" e una qualità di sativa a crescita biennale "rispetto alla sativa, che è a crescita annuale" ed una produzione maggiore e differente della resina:
"la Cannabis indica che si differenziano tra loro per la qualità e la quantità di cannabinoidi (soprattutto THC) presenti che vengono prodotti dalle ghiandole dei peli sotto forma di latice che costituisce quindi un carattere tassonomico"
Quindi per cannabis "indica, sativa e ruderalis" si deve parlare esclusivamente di cannabis "a basso o alto contenuto di THC".
"Il secondo comma dell’art. 1, pur se concepito a fini di naturale coerenza rispetto alle novità introdotte con il primo, si risolve in un meccanismo esclusivamente burocratico, di pesante attuazione e, dunque, per nulla agevole.
A) Troppi organismi, tra loro eterogenei e differenti, sono chiamati a dare il loro parere in relazione a quei presupposti per l’attivazione delle autorizzazioni e l’organizzazione della distribuzione commerciale dei prodotti ricavati dalla coltivazione della cannabis, che devono essere pochi e chiari.
Il timore di protagonismi e conflitti fra enti, situazioni che possano ritardare e compromettere l’effettiva attuazione del progetto, è, quindi, tutt’altro che remoto.
Tra l’altro i due Ministeri maggiormente interessati al problema (quello della Giustizia e quello della Salute) paradossalmente non vengono contemplati nel lungo elenco!
Sarebbe, invece, sufficiente che fossero proprio questi due ultimi Ministeri ad essere ritenuti competenti per l’emissione di un DM congiunto per l’indicazione dei criteri e delle modalità  operative per lo svolgimento dell’attività commerciale in questione."
Il secondo comma riguarda gli organismi che devono controllare la commercializzazione:
Che con la legge odierna "benché siano già contemplati" sono troppi e non sono assolutamente quelli auspicabili "ovvero il Ministero della Salute e quello della Giustizia".
Mentre l'avvocato auspica che siano soltanto questi due ministeri a concedere tali autorizzazioni "commerciali" e non altri:
Quindi che i vari protagonismi e rimbalzi di autorità tra i vari ministeri, non ritardino l'applicazione della legge, o che non la rendano effettivamente inapplicabile.
"B) Poco chiara, inoltre, appare l’indicazione per la quale “..il quantitativo massimo acquistabile in un’unica soluzione da un singolo soggetto è di cinque grammi..”.
In primo luogo, va chiarito cosa si intenda per quantitativo, vale a dire che si deve chiedere se ci riferisca a quello lordo od al principio attivo, [anche se, forse la soluzione del problema potrebbe (il condizionale è d’obbligo per la non felicità della dizione usata) essere desunto dal testo del comma 3°].
In secondo luogo, questa previsione non tiene conto del problema dell’acquisto (od uso) di gruppo.
Anche in questa ipotesi vale il limite, che si riferisce ad un singolo individuo (il quale però potrebbe acquistare anche su mandato di altri)?
Urgono anche qui convincenti chiarimenti e coordinamento con giurisprudenza e norma vigenti.
C) Il comma 3° ed il comma 4° non presentano particolari problemi interpretativi."
In questo comma "art 1, comma 3", si parla di quantitativo massimo acquistabile da parte dei frequentatori di tali locali "o avventori" e si parla di grammi 5:
Quello che non è chiaro per la legge "anche se dovrebbe essere sottinteso", è se si tratta di 5 gr di cannabis oppure di 5 gr di principio attivo contenuto "THC".
(E' chiaro che si parla di 5 gr di cannabis, ma sarebbe utile un chiarimento, anche rispetto al principio attivo contenuto e per esempio "5 grammi di cannabis con un contenuto massimo di THC del 20%")
Anche per quanto riguarda il consumo di gruppo è estremamente necessario fare un chiarimento, nonostante l'intervento della Corte di Cassazione ha stabilito che il consumo di gruppo non può essere considerato un reato a parte ed un aggravante:
Bisogna stabilire bene questa norma "come sia normale prassi passarsi lo spinello" e la possibilità di acquistare per un'altra persona "chiaramente se questa è maggiorenne", o inteso come un regalo, o che egli sia impossibilitato ad acquistarla in proprio.

Art.2

1. Chiunque, munito delle autorizzazioni prescritte per la vendita di cannabis indica o di prodotti da essa derivati, vıola il divieto di cui all’articolo 1, comma 4, ovvero consente che nel suo locale minori di anni diciotto consumino le sostanze anzidette, è punito con la pena della reclusione da uno a quattro anni e con la multa da 2.582 euro a 25.823 euro.

2. La condanna di cui al comma 1 comporta la revoca delle autorizzazioni di cui all’articolo 1.
In questo articolo si parla appunto di sanzioni riguardanti la vendita non autorizzata ai minori:
"L’art. 2 punisce – al primo comma - la vendita a minori prevedendo sanzioni  penali, mentre al secondo comma viene prevista la sanzione accessoria della revoca delle autorizzazioni.
In relazione a quest’ultima, non è dato comprendere se l’inflizione di tale sanzione debba avvenire da parte del giudice, con l’eventuale sentenza di condanna, oppure debba avvenire da parte di un organo amministrativo (ma non è individuato nessun organo di controllo al rispetto delle prescrizioni dell’autorizzazione) solo a seguito del passaggio in giudicato della sentenza.
Non è, inoltre, individuata esattamente la natura della sanzione prevista e questo costituisce elemento decisivo."
Questo articolo non chiarisce bene il tipo di sanzione, se esclusivamente penale o amministrativa, oppure se la revoca dell'autorizzazione debba essere applicata da un giudice "al termine di un lungo processo", oppure da un altra autorità di controllo "che non è stato precisata o autorizzata da questa legge":
Ovvero se ci deve essere un autorità che controlla "albo, ordine, ecc.", se non esiste, questa va creata, o va autorizzata un autorità già esistente a farlo.
"Una sanzione amministrativa, a differenza della pena accessoria, infatti, impedisce che questa sia oggetto, in caso di patteggiamento ex art. 444 c.p.p.) di accordo fra le parti ed esula dal disposto di cui all'art. 445, 1° comma, c. p. p., il quale stabilisce l'inapplicabilità di pene accessorie e di misure di sicurezza con la sentenza che dispone l'applicazione della pena su richiesta.
Ergo, anche questo specifico aspetto va perfezionato.
Ad avviso del sottoscritto, si deve riconoscere espressamente la natura di sanzione amministrativa a quanto previsto dal comma 2°, conferendo potere al giudice di dare tale ordine in sentenza, anche in caso di patteggiamento."
Questo aspetto è un po oscuro per un profano di diritto "come lo sono anch'io", ma credo che riguardi esclusivamente il processo davanti ad un giudice ed il fatto che non ci possano essere pene accessorie se si va al patteggiamento:
"Ovvero, credo che non si possano applicare delle pene pecuniarie, finché il giudice non ha stabilito la pena e che queste siano a completa discrezione del giudice", ovvero il giudice potrebbe anche decidere di non applicare queste sanzioni "p.e in caso di non dolosità del reato".

Art. 3

1. Al di fuori delle autorizzazioni di cui all’articolo 1, la coltivazione, l’acquisto, la produzione, la vendita e la cessione di cannabis indica e di prodotti da essa derivati sono puniti ai sensi dell’articolo 73 del citato testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, e successive modificazioni.
Anche qui si parla di commercio di cannabis:
(di cui all’articolo 1, la coltivazione, l’acquisto, la produzione, la vendita e la cessione di cannabis indica e di prodotti da essa derivati)
O almeno lo spero, che con quel "cessione" non si pretendesse di farci entrare, anche tutti quei casi dove la produzione è esclusivamente personale e la cessione gratuita "vedi considerazioni su doppio binario art 1":
"L’art. 3, a propria volta, punisce coloro che, senza l’autorizzazione prevista dall’art. 1, coltivino, acquistino , producano, vendano e cedano (cannabis indica o prodotti di essa)2.
Non vengono specificate le condotte che possano risultare illecitamente derogatorie ai principi dettati dall’art. 1, ma l’assenza di previsione tassative esemplificative non pare elemento di ostacolo ad una corretta applicazione della norma."
Ma a proposito, l'avvocato sembra abbastanza tranquillo.

Art. 4

1. È fatto divieto di propaganda pubblicitaria diretta o indiretta della cannabis indica e dei prodotti da essa derivati. In caso di violazione del divieto di cui al presente comma, al responsabile si applica la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da 5.165 euro a 25.823 euro.

2. Non costituiscono propaganda le opere dell’ingegno non destinate alla pubblicità che rimangono disciplinate dalla legge 22 aprile 1941, n. 633.
Questo articolo appare come una sovrapposizione di un articolo già esistente "art 84", quindi potrebbe essere inutile e comunque non riguarda i blog, i siti, o altre opere non destinate alla pubblicità commerciale (disciplinate dalla legge 22 aprile 1941, n. 633)
"L’art. 4 appare una superflua inutile riproduzione dell’odierno art. 84, rispetto al quale si sovrappone, posto che detta norma3 si rivolge alle sostanze previste nelle tabelle di cui all’art .14 e la cannabis è indicata al comma 1 lett. a) n. 6, che concerne la tab. 1."

Art. 5

1. Entro il mese di marzo di ogni anno, a decorrere dall’anno successivo a quello di entrata in vigore della presente legge, il Presidente del Consiglio dei ministri presenta al Parlamento una relazione sullo stato di attuazione della legge medesima e sui suoi effetti, con particolare riferimento:
a) all’andamento delle vendite al minuto di prodotti derivati dalla cannabis indica nelle singole regioni con particolare riguardo alle realtà metropolitane;b) alle fasce di età dei consumatori;
c) al rapporto fra l’uso di cannabis indica e di suoi derivati e il consumo di alcoolici e di sostanze stupefacenti o psicotrope;
d) agli effetti per la salute rilevati in conseguenza del consumo di cannabis indica e di prodotti da essa derivati, nonché ai risultati delle campagne informative e di prevenzione promosse ai sensi del titolo IX del testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, e successive modificazioni;
e) agli accordi conclusi dal Governo italiano con i Paesi che producono cannabis indica e all’incidenza di essi sull’economia di tali Stati;
f) all’eventuale persistenza del mercato clandestino delle sostanze disciplinate dalla presente legge e alle relative caratteristiche.
Non ci sono considerazioni dell'avvocato riguardo a questo articolo, che comunque serve a verificare, l'andamento della legge ed i vantaggi che ne derivano:
Basta che il relatore non sia Serpelloni, altrimenti dirà che si abbiamo aperto il settimo sigillo e che è iniziata l'apocalisse..

Art. 6

(Modifiche all'articolo 73 del testo unico di cui al decreto del Presidente della
Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309)
1. All'articolo 73 del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al comma 1 è aggiunto, in fine, il seguente periodo: «Tuttavia, se le attività illecite hanno ad oggetto le sostanze di cui all'articolo 14, comma 1, lettera a), numero 6), si applica la pena della reclusione da uno a tre anni e la multa fino a 20.000 euro»;
b) dopo il comma 3 è inserito il seguente:
«3-bis. Non sono punibili la coltivazione per uso personale di cannabis indica e la cessione a terzi di piccoli quantitativi destinati al consumo immediato, salvo che il destinatario sia un minore di anni diciotto».
Non ho delle considerazioni negative riguardo a questo articolo, che comunque serve ad eliminare gli effetti più infausti della Fini-Giovanardi:
(b) dopo il comma 3 è inserito il seguente:
«3-bis. Non sono punibili la coltivazione per uso personale di cannabis indica e la cessione a terzi di piccoli quantitativi destinati al consumo immediato, salvo che ildestinatario sia un minore di anni diciotto»)
(Se tutto il resto, fosse così chiaro..) 
Casomai, l'avvocato ha delle perplessità, riguardo a degli specifici aspetti legali, ma non si può pretendere di avere sempre la pappa pronta:
"Ci si deve, quindi, domandare quale differenza concreta, di natura materiale si possa, dunque, percepire tra due condotte (quelle di cedere piccoli quantitativi per uso immediato) del tutto analoghe tra loro, pervenendo alla proposta di giustificare solamente una delle due.
Nessuna.
Ed allora, vi è da chiedersi ulteriormente (e provocatoriamente), sulla base delle considerazioni che precedono, perché non vi debba essere la previsione di un’estensione della depenalizzazione alle condotte del tipo di quella descritta alle lett. b)  concernenti tutte le sostanze vietate, nessuna esclusa ?
Depenalizzare lo spaccio di una sostanza (cannabis), mantenendo, al contempo, la rilevanza penale del medesimo spaccio per altre sostanze (cocaina od eroina), non è operazione normativa che si possa basare esclusivamente sulla pur evidente differente livello di pericolosità delle stesse.
Non dimentichiamo, infatti, che la giustificazione della rilevanza penale di talune condotte concernenti gli stupefacenti (la cessione è una di queste) attiene alla circostanza che – allo stato - tutte le sostanze tabellate, sono ritenute obbiettivamente nocive."
"Desidero, inoltre, ribadire la assoluta inutilità della norma, laddove taluno tenta di giustificarla per evitare che vengano sanzionate forme di uso di gruppo.
La giurisprudenza da tempo ha elaborato concetti che permettono di evitare la punizione dell’acquisto e dell’uso di gruppo.
Rinunziare a punire che invece forme di spaccio (anche modeste quantità) significa, in modo superficiale, favorire il proliferare di nuove forme criminose più insinuanti, posto che saranno le organizzazioni criminose – soprattutto straniere - le prime beneficiarie di questa esenzione, reclutando tossicodipendenti come nuovi pusher."
Questo, secondo me, si risolve limitando la quantità di sostanze detenibili, chiaramente diversificando tra sostanze differenti e non facendo l'errore idiota della Fini-Giovanardi
"e che per ogni singolo caso ci voglia un laboratorio che calcoli il tenore, la quantità di principio attivo, o un giudice che decida se è spaccio o solo detenzione".
Poi dovrebbe valere anche la condotta e la recidività di questi reati "o considerazioni come, se uno disoccupato possa permettersi di acquistare quotidianamente", ma queste considerazioni spettano all'autorità di controllo.
Se poi si volesse eliminare questo problema alla radice, basterebbe l'obbligo di rilasciare i propri dati "con la tessera sanitaria e anonimamente" all'acquisto di cannabis, "come già si fa per l'acquisto delle sigarette ai distributori automatici", si controllerebbero anche i volumi d'acquisto delle persone più problematiche.
(Parlando esclusivamente di cannabis, e della quale, questo post si sta occupando)

Art. 7

(Modifiche in tema di sanzioni amministrative)
1. All'alinea del comma 1 dell’articolo 75 del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, e successive modificazioni, dopo la parola:
«acquista,» è inserita la seguente: «coltiva,» e dopo le parole: «detiene sostanze stupefacenti o psicotrope» sono inserite le seguenti: «diverse da quelle di cui all’articolo 14, comma 1, lettera a), numero 6)».
In questo articolo si aggiunge semplicemente il termine "coltiva" a quello acquista e detiene.
"L’art. 6 appare la norma criticabile per una pluralità di profili.
Seppur sia vero che il comma 1 lett. a) prevede una differenziazione di pena tra droghe leggere e droghe pesanti, operando un riferimento proprio all’art. 14 comma 1 lett. a) n. 6 che attiene alla tabella 1, è altrettanto vero, che manca il ritorno a quella concreta auspicabile distinzione fra le due grandi tipologie di stupefacenti, che esisteva inequivocabilmente, prima della l. 49/2006.
La distinzione non può prescindere, quindi, dal ripristino delle tabelle separate.
Dunque, si tratta di una  specificazione adottata con una modalità discutibile, mentre la norma avrebbe dovuta essere concepita in modo differente, in virtù di una modifica a monte e cioè coinvolgente l’art. 14.
La lett. b) prevede sia la depenalizzazione della coltivazione ad uso personale che della cessione di piccoli quantitativi destinati al consumo immediato, salvo che il destinatario sia un minore.
Trovo ovviamente condivisibile il principio della depenalizzazione della coltivazione.
Credo, però, che la norma sia stata concepita in modo inaccettabilmente generico e che, il pur interessante progetto Civati, perda un’occasione irripetibile per cercare di conferire un significato tangibile e certo alla locuzione coltivazione ad uso personale."
Anche qui l'avvocato auspicherebbe un ritorno alla netta distinzione tra le droghe leggere e pesanti, rispetto al pasticcio creato dalla Fini-Giovanardi, e il ristabilimento delle tabelle presenti prima della legge del 2006 "e nella Iervolino-Vassallo":
Altrimenti si perderebbe una splendida occasione "anche per stabilire la virtù, o la reputazione dei consumatori e stabilire la netta distinzione tra sostanza e sostanza, acquisto o cessione e coltivazione ai soli fini personali".
(Io non vorrei mai essere paragonato a chi detiene o utilizza l'eroina, come la coltivazione in proprio non alimenterà mai le mafie..)
"Purtroppo anche questa scelta dimostra un approccio assai superficiale al tema, perché il sistema delle sanzioni amministrative ha manifestato negli anni il proprio carattere di assoluta inadeguatezza dissuasiva ed inutilità, tanto che credo andrebbe del tutto abrogato.
Troppe volte i giovani assolti per detenzione ad uso personale, sono stati, poi, del tutto penalizzati e vessati dall’applicazione di misure (art. 75 e 75 bis) sproporzionati ed ingiustificati, rispetto a violazioni amministrative di limitatissimo rilievo.
Dunque non basta un adeguamento lessicale della norma, la stessa andrebbe abrogata in toto."
Anche il sistema delle sanzioni amministrative pecuniari andrebbe eliminato o completamente rivisto, soprattutto quando riguarda quantità minime di cannabis, adesso sono sproporzionate e sono servite allo Stato per fare cassa.
Bisognerebbe anche stabilire la reale pericolosità per la guida, non usando più i test delle urine, che non dimostra nessun attuale o reale stato di ebrezza "tantomeno l'inidoneità alla guida":
Un infamia che ha portato molti guidatori a perdere la patente ingiustamente "o peggio ad essere considerati a torto i responsabili di un incidente", per poi vedersela restituire dal giudice "a causa dell'inadeguatezza di questo test", ma dover comunque pagare una enorme sanzione amministrativa per aver usato la cannabis..

Art. 8

1. La presente legge non comporta nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.
 Questo articolo è molto chiaro e non c'è bisogno di commentarlo, anche se io auspicherei un maggior impegno dello Stato nel controllo e nella cura delle dipendenze da eroina e farmaci oppioidi.
Anche stabilendo un regime di mantenimento "sotto controllo socio-sanitario" dei tossicodipendenti più intransigenti, con distribuzione controllata d'eroina:
(Come è stato sperimentato, con ottimo successo, in Andalusia).
Il costo, visto la mole dei sequestri di stupefacenti non sarebbe eccessivo, soprattutto se coinvolgesse i laboratori farmaceutici militari, inoltre si eviterebbe che queste persone siano obbligati a delinquere "rubando, spacciando o prostituendosi" per acquistare lo stupefacente. 
"Da ultimo rilevo che non è prevista nessuna modifica al nuovo comma 5 dell’art. 73 (mod. ex d.l.vo  n. 146/2013), il quale tuttora – pur modificando la lieve entità da circostanza attenuante in reato autonomo – prevede la stessa pena per qualsiasi tipologia di droghe.
Dunque esso  appare incostituzionale perché unifica il trattamento sanzionatorio previsto.
Un progetto di legge che  intende sottolineare le differenze naturalistiche e giuridiche rilevabili nella vasta gamma delle sostanze psicoattive, non può omettere di prevedere modifiche sullo specifico punto."
Anche questo mi sembra una palese critica alla Fini-Giovanardi e che andrebbe buttata nel cesso, in toto ed insieme a chi l'ha creata...

Manifestazione Nazionale per l'incostituzionalità della Fini-Giovanardi, Roma 8 Febbraio 2014, per informazioni:

Firmate la petizione su Change.org lanciata da Fabrizio Cinquini, il medico condannato per aver coltivato marijuana terapeutica:

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